Casa dei diritti Don Gallo: foto reportage di Mara Scampoli

By | 10/12/2016

dongallo9Uno dei gruppi di inchiesta di Lies all’interno del progetto L’infinito viaggiare ha lavorato sulla situazione della Casa dei diritti Don Gallo di Padova, un edificio abbandonato da anni che è stato occupato nel 2013 da attivisti di ASC (Assemblea Sociale per la Casa), Razzismo Stop e del Centro Sociale Occupato Pedro, insieme a un gruppo di occupanti, rifugiati espulsi dal circuito dell’accoglienza.

«Fuggono da guerre e persecuzioni ma una volta giunti in Italia solo il 32,4% di loro trova un luogo dove stare: sono i rifugiati – come si legge nel sito di Casa don Gallo –. Riconosciuti come tali dalle istituzioni italiane ma poi confinati nella periferia dei diritti. Vengono dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Ghana, dal Mali, dal Senegal, dal Togo, dalla Nigeria. I loro passaporti non sono diversi da quelli di altre migliaia di persone inghiottite dal Mar Mediterraneo in questi anni e che riescono a suscitare tanto cordoglio e indignazione. Loro, che invece hanno avuto la fortuna di approdare vivi sulle nostre coste, sono poi stati abbandonati dalle istituzioni, come accade ad altre migliaia di titolari della protezione internazionale in Italia. Hanno vissuto per mesi nei CARA o nel circuito dell’emergenza nordafrica, alcuni sono arrivati a Lampedusa solo poche settimane fa, altri hanno cercato di raggiungere il Nordeuropa rimanendo ingabbiati nelle incomprensibili leggi che limitano la circolazione interna all’Unione, altri ancora hanno trovato rifugio gratuito per mesi nei locali di via Gradenigo 8, l’Associazione Razzismo Stop. Per troppo tempo sono stati dimenticati, celati agli occhi dei più, ignorati dalle amministrazioni e ricacciati, e oggi hanno scelto di non fuggire più. Non chiedono assistenza, ma la possibilità di provarci, di costruirsi un futuro degno dopo che il loro passato è stato cancellato da conflitti e persecuzioni».

Casa Don Gallo ha pubblicato il reportage su Facebook. Di seguito una gallery con le foto di Mara Scampoli.

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